Oggi SONSANO domani chissà

C’è un paese. Quattro case. Senza chiese. Una frazione di una frazione di una frazione. Sono solo 150 persone. Sta fra le montagne questo paese e si chiama Sonsano in Belvedere. Oggi, signori, vi raccontiamo la sua storia.

Questo è l’incipit di “Oggi Sonsano domani chissà”. Sono partito a immaginarlo grazie a un altro incipit di un autore a me molto caro.

La storia che vi racconterò è una storia del mio paese che si chiama Sompazzo ed è famoso per due specialità: le barbabietole e i bugiardi.

[Stefano Benni, Il bar sotto il mare]

Questo per aiutarvi a entrare nel clima e per farvi capire che io e l’attore Giacomo Stallone ci siamo divertiti. Abbiamo pensato a un luogo (Sonsano appunto) completamente scollegato dal resto del mondo, abitato da persone strane e mentalmente instabili. Abbiamo pensato ai racconti intrecciati di ben 5 degli abitanti di questo paese. Ho chiesto a Giacomo di interpretarli tutti, che fossero vecchiette o giovani schizofreniche. Per ognuno di questi caratteri abbiamo trovato un modo di muoversi, di parlare, di vestirsi e di interagire col pubblico. Ci sono, all’interno di ogni personaggio, influenze diverse, prima tra tutte la commedia dell’arte. Solo che non mi sono fermato qui. Gli ho chiesto di interpretare tutti i suoi personaggi non solo attraverso monologhi, ma anche e soprattutto mentre discutono, lottano, fuggono e si inseguono tra loro. Cosa comporta tutto questo? Comporta che Giacomo passa con rapidità sorprendente da un personaggio all’altro e fa immaginare tutto l’ambiente e i movimenti nonostante il suo corpo sia, come quello di ogni comune mortale, uno solo.
Giocare con la possibilità di far vedere quello che non c’è, d’altro canto, è una delle prerogative principali del teatro.

Solo che non ci siamo limitati a questo. Anzi, quelli che ho esposto finora sono i presupposti della vera storia. I problemi arrivano infatti quando fa la sua comparsa, in questo paesino sperduto sui monti, il Capitano con il suo plotone. Il Capitano è giunto nel nome della dittatocrazia italiana(in un presente un po’ alternativo) con l’ordine di instaurare il coprifuoco e scovare possibili ribelli all’interno dell’abitato. Manco a dirlo, Giacomo interpreta anche il Capitano, che si ritrova a cercare di mettere ordine in un paese di matti, ovviamente senza riuscirci.

Ma l’attore non è veramente solo sul palco. Al suo fianco c’è il narratore, cioè me stesso. Durante lo spettacolo attore e narratore dialogano, si aiutano o si ostacolano a vicenda nel raccontare la storia. Cantano assieme, perfino. Intrattengono rapporti di mutuo aiuto col pubblico… Ma vi lascio scoprire i dettagli durante le repliche!

Lo spettacolo ha già avuto rappresentazioni tra l’Emilia Romagna e le Marche, dove è stato sostenuto in una piccola residenza dal Centro Teatrale Universitario Cesare Questa. È uno spettacolo povero per natura, completamente originale (anche nelle musiche) e adatto ad essere messo in scena soprattutto in spazi meno classicamente teatrali, come bar, sale di associazioni, case di privati eccetera. Ad aiutare con il lavoro me e Giacomo ci sono Serena Galletti che si occupa della distribuzione e Sara Paternicò che ha disegnato la locandina ufficiale.

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