No virus no cookies

Nel 2250 l’umanità, divenuta ormai completamente dipendente dai macchinari, si ritrova in ginocchio dopo la scomparsa improvvisa del segnale di rete. L’assetto sociale cambia di conseguenza e le persone finiscono per riunirsi in piccole comunità tribali basate sui vecchi condomini, chiamate blocchi.

50 anni dopo, quando ormai il ricordo della rete è sbiadito e le nuove generazioni sono cresciute secondo criteri di vita completamente diversi, il segnale tornerà e alcuni uomini ricominceranno ad usare i vecchi macchinari. Track, un giovane, cercherà di contrastare questo cambiamento all’interno del suo blocco, il 174323, a costo di scontrarsi con la donna che lo ha cresciuto e con la sua più grande amica(e amante) d’infanzia. Comincerà ad allontanarsi dal gruppo, a non riconoscere più la sua funzione sociale. Il suo senso d’identità vacillerà e con esso la sua psiche. Nella sua mente si anniderà il demone della rete, uno spirito in grado di portarlo verso la distruzione di ciò che ha amato e quindi verso la propria autodistruzione.

Ora Track sta cadendo da 117 piani di altezza dritto verso il suolo. Cerca disperatamente di comprendere chi abbia colpa, di capire se la sua morte farà qualche differenza. Se la storia può essere cambiata.

Questo è No virus no cookies. La mia prima drammaturgia completa, uno dei lavori cardine dell’ultimo anno trascorso all’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Il testo ha visto una messa in scena in più repliche all’interno dell’accademia e ispira ancora oggi molti dei miei lavori; questo mondo fantascientifico è divenuto un pensiero ricorrente e non è detto che non possa tornare a prendere vita, magari attraverso un sequel teatrale o una trasposizione a fumetti.

Le fasi di ideazione e scrittura sono state seguite da Tatiana Olear, mentre per la messa in scena il lavoro è passato nelle mani del regista Antonio Pinnetti e degli attori Ivano la Rosa, Sara Drago, Sara Dho e Gabriele Gattini Bernabò.
Scene e costumi di Sara Paternicò, Maddalena Colombo, Costanza Baj, Miryam Jacomini.

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